Storia del Reiki

Agli inizi del ‘900 Mikao Usui, studioso buddista  e grande esperto di arti marziali, sviluppò una tecnica per il riequilibrio ed il mantenimento della salute (mente/corpo), basata sulla possibilità di diventare canali che veicolano l’energia presente ovunque (universale) per trasmetterla attraverso le mani a noi stessi e/o ad altre persone. Questo metodo si rivelò subito più semplice ed efficace rispetto ad altri già presenti in Giappone aventi lo stesso scopo. Usui ricevette anche un riconoscimento dall’imperatore Meiji per aver curato insieme ai suoi allievi molte persone durante il grande terremoto di Tokio del 1923. Morì 4 anni dopo aver fondato la sua scuola di Reiki (Usui Reiki Ryoho Gakkai) ed aver formato più di 2.000 allievi e 16 insegnanti.

Il Reiki praticato da Usui era basato sulla cultura giapponese e concepito come un cammino spirituale completo, di fatto includeva oltre alle modalità per trasmettere l’energia, tecniche di meditazione ed insegnamenti provenienti dal Qi gong/kiko. Si basava molto sull’intuito, che gli allievi sviluppavano nella scuola di Reiki durante un lungo periodo. Dopo la morte di Usui, un suo allievo, Chujiro Hayashi, aprì la sua scuola ed una Clinica Reiki dove nel 1935 si ricoverò la signora Hawayo Takata, residente nelle Hawaii e tornata in patria per curarsi.

Dopo soli 4 mesi guarì e decise di fermarsi per imparare il Reiki. Nel 1937 tornò nelle Hawaii, portando il Reiki fuori dal Giappone, e dopo un anno divenne insegnante. Grazie a questa donna il metodo si è diffuso in tutto il mondo. Conoscendo bene le differenze tra le due culture, la signora Takata apportò delle modifiche agli insegnamenti ricevuti, eliminò ciò che non era rigorosamente collegato alla tecnica (e di difficile comprensione fuori dal Giappone) ed introdusse i trattamenti e gran parte delle posizioni standard usate ancora oggi e che danno a tutti la possibilità di praticare Reiki, anche a chi non è provvisto di grande intuito. La pratica portò alcuni insegnanti successivi ad apportare altre piccole modifiche: prese così forma una tecnica che grazie alla sua semplicità e all’assenza di contenuti filosofici ha potuto affermarsi in tutto il mondo venendo praticata da milioni di persone di ogni razza e religione.

La seconda guerra mondiale era iniziata poco dopo il ritorno della signora Takata alle Hawaii, negli USA il Giappone non era ben visto, si ricorda che molti giapponesi venivano internati in campi di concentramento, inoltre in un paese così puritano il buddhismo non era ben accolto. Probabilmente per questi motivi la signora Takata rese più occidentale il fondatore del Reiki, ed ecco che Usui divenne improvvisamente un monaco cristiano, studiò in università occidentali, ecc., solo pochi anni fa, con la scoperta della tomba di Usui, si è chiarita la vera storia del Reiki.

E’ vero che il Reiki che si pratica nel mondo, compresa la maggior parte del Giappone, deriva da Takata più che da Usui, ad ogni modo tale tecnica è ormai universalmente conosciuta come “Metodo Usui”. Viene chiamato invece Reiki “tradizionale” o “giapponese” quello che usa le tecniche inizialmente sviluppate da Usui: la sostanza è la stessa, cambia la forma.

Anche se per anni il Reiki “giapponese” è stato insegnato soltanto come curiosità a chi aveva già il 2° livello, recentemente alcuni insegnanti hanno iniziato ad insegnarlo direttamente a chi vuole imparare Reiki.

Usui ebbe solo 4 anni per sviluppare e migliorare la tecnica, mentre gli allievi e gli insegnanti che si sono succeduti per ben 90 anni dopo la sua morte, hanno avuto l’opportunità di arricchire con la pratica e l’esperienza il “Metodo Usui”, quello che anche io ho scelto di praticare ed insegnare.